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Lo Yoga nasce sotto la pressione delle esigenze spirituali del suo tempo, del suo pensiero e delle necessità specifiche legate al tipo di vita che si svolgeva in India in tempi davvero remoti. Il fatto che ancora se ne parli ne attesta l’attualità che si fonda sulla vitalità delle sue intuizioni, sulla sua sincerità. Questo e altro ancora fanno sì che lo Yoga possa essere definito, a pieno titolo, un patrimonio dell’umanità. La sua diffusione e l’interesse che suscita in tutto il mondo la pratica dello Yoga è cosa ancora più stupefacente se si pensa che una tale dottrina non proviene da una cultura dominante e che non è supportata da alcuna struttura gerarchizzata (quei pochi yogi veri sono asceti e vivono praticamente isolati o quanto meno lontani dai centri di potere spirituale e politico). Detto questo, affermare che la somministrazione e l’assunzione di Yoga sia cosa semplice per un occidentale sarebbe una bugia che tradirebbe quel fondamento di sincerità e onestà che è alla base dello Yoga. Per noi occidentali è difficile due volte: primo perché praticare lo Yoga è difficile per chiunque, secondo perché l’aspetto filosofico che vi sottende non nasce in una lingua recente, con riferimenti quantomeno identificabili ma in sanscrito con un corpo di riferimenti lontano e spesso sparito.
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